Costanza Sicanie Regina -Sonia Morganti RECENSIONE

A conclusione del viaggio che è stato il blog tour organizzato da Il Mondo di sopra parliamo finalmente nel dettaglio di com’è il romanzo di Sonia Morganti, Costanza Sicanie Regina.

Anno 1209. Costanza è una vera Aragona: è colta, intelligente e dotata della tenacia necessaria a sopravvivere sul trono. Dopo la drammatica fine del periodo come regina d’Ungheria, fatica a rassegnarsi a una vita quieta, ospite nel chiostro fondato dalla madre. Cosa può aspettarsi dal domani? Costanza ormai ha venticinque anni ed è già vedova. Proprio tali caratteristiche attirano però le attenzioni del Papa, che vede in lei la consorte ideale per tenere a freno un ragazzo duro a morire, erede di due corone che, se riunite, circonderebbero i suoi territori. Così, sotto il sole schietto e il colori intensi di Palermo, le vite del giovane Federico II – quindici anni appena e già sopravvissuto a un mare di guai – e di Costanza d’Aragona – dieci anni in più sulle spalle, la metà dei quali trascorsa regnando – si intrecciano in un bizzarro arazzo. Perché se progettare è umano, scombinare i piani è divino. È la storia di una coppia che diventa invincibile essendo improbabile, ma anche di un saraceno che desidera troppo, di una fanciulla che incanta, di una madre che ama e di un’altra che, morendo, ha imbevuto il proprio nome di un potere quasi magico.

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Partiamo dalla premessa di cosa stiamo leggendo e cosa ci viene raccontato. Come viene precisato anche nella postfazione, siamo di fronte a romanzo. Sì, storico, ma pur sempre un romanzo quindi troviamo un buon intreccio di fatti storici, adattamenti e finzione.
L’incastro che fa la Morganti tra i vari elementi è a mio parere ottimo. Il tono e lo stile della narrazione coinvolgono e facilitano l’assimilazione dei concetti storici. Nasce anche la voglia di saperne di più perché ai protagonisti alla fine ti affezioni. Le note a fondo pagina che approfondiscono alcuni concetti, che spiegano quando e perché si è scelto di adattare un evento storico per necessità narrative sono una prova del lavoro di ricerca meticoloso che l’autrice ha svolto.

La caratterizzazione di Costanza che emerge dal libro è quella di una donna forte e coraggiosa che ha assunto il ruolo di regina in modo attivo. Come moglie di Federico II offre un supporto attivo nella gestione del regno e della corte. Ci viene raccontato come influisce sull’arricchimento poetico della corte. Come madre di Enrico, nominato re quando ancora in fasce, supervisiona da vicino la crescita, l’educazione e il regno del bambino senza lasciare spazio di intromissione a terzi. Una figura che nella mia mente richiama la versione (molto) romanzata che conosciamo di un’altra imperatrice, Sissi.
Di queste caratteristiche di Costanza, però, troviamo conferma nella storia di quel periodo. Nonostante si sappia poco di lei sappiamo che il regno di Federico fu ricco dal punto di vista culturale. Vide la nascita della Scuola poetica siciliana e Federico stesso divenne con gli anni un importante mecenate. Il rapporto conflittuale che c’è stato tra padre e figlio può fornire credibilità a come la Morganti rappresenta il rapporto tra Costanza e il figlio Enrico.

Nella prima parte del libro, quando la narrazione di concentra in Sicilia emergono due elementi, entrambi storicamente accurati: la forte presenza della cultura araba a Palermo e l’ammirazione per il vulcano Etna. Ancora oggi Palermo conserva l’impronta che il mondo arabo ha lasciato sulla città nel corso del tempo. Ho particolarmente apprezzato l’attenzione con la quale è stata rappresentata l’Etna, il rivolgersi al vulcano con termini femminili com’è consuetudine e l’accortezza di spiegare a cos’è dovuta questa tradizione.

C’è un solo elemento emerge subito come finzione: Ahmed. Amico fraterno di Federico e figlio della donna che per il re rimasto orfano è stata come una seconda madre. Nonostante le differenze dettate dalla razza e dalla religione e i due sono molto affiatati, un rapporto pieno di rispetto e soprattutto di fiducia. Federico, infatti, prima di partire in guerra affida ad Ahmed la vita di Costanza e del figlio Enrico. E’ facile intuire da subito ciò che accadrà, quasi un cliché di questo tipo di personaggio: Ahmed si innamora di Costanza.
Una sottotrama che accende la curiosità quando la storia è ancora in erba e ammetto che ha funzionato bene come carburante. Volevo sapere che svolta avrebbe preso. Aggiunge alla storia una sfumatura di romance e di angst. Inizialmente ne sono stata entusiasta, ma riflettendo a lettura conclusa penso che non sia indispensabile per l’economia della storia. La storia di Costanza e del suo rapporto con Federico sta in piedi da sola.
Considerando la svolta che prende la storia e la sua conclusione la vera utilità che trovo al personaggio di Ahmed è trasmettere un messaggio: l’appartenenza a un determinato popolo o a una religione non è necessariamente un indice del modo di pensare e di essere di una persona. In poche righe assistiamo a un confronto tra religioni che ho trovato molto potente e che mi sarebbe piaciuto fosse stato sviluppato di più. Un approfondimento di questo conflitto avrebbe davvero dato significato alla presenza del personaggio di Ahmed.

In conclusione quindi abbiamo di fronte un romanzo storico valido da più punti vista: accuratezza storica, intrattenimento e narrazione che vi consiglio apertamente.

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